Leveraged cash out: la Cassazione esclude l’abuso del diritto

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: IPSOA Quotidiano

Nel leveraged cash out, i soci (persone fisiche) di una società (target) rivalutano le partecipazioni ai fini fiscali e le cedono a una società veicolo, da loro stessi partecipata; spesso l’operazione si conclude con la fusione della società veicolo con quella target, riproponendo, in sostanza, la stessa struttura ante cessione. La convenienza dell’operazione consiste nell’applicazione, in luogo dell’imposizione sui dividendi (al 26%), dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione delle partecipazioni, con aliquote minori. Nei casi di “perfetta circolarità”, in cui i soci cedenti erano anche (e nelle stesse percentuali) i soci della società acquirente, e in assenza di ragioni extra fiscali, l’Agenzia delle Entrate ha concluso per l’abuso del diritto. La giurisprudenza, seppur con orientamenti non sempre unitari, ha invece riconosciuto la liceità delle operazioni di leveraged cash out se supportate da valide ragioni extrafiscali. La Corte di Cassazione si è espressa recentemente sulla natura elusiva di un’operazione di “leveraged cash out”; la sentenza, che ha escluso nel caso specifico la condotta abusiva, pur essendo stata fornita con riferimento a un periodo d’imposta per cui si applicava l’art. 37-bis del D.P.R. n. 600/1973, contiene principi che possono essere considerati applicabili anche nella disciplina dell’abuso del diritto prevista dall’art. 10-bis della legge n. 212/2000. Di seguito riepiloghiamo le caratteristiche dell’operazione per poi evidenziare sia l’orientamento dell’Agenzia delle Entrate sia il contenuto della citata ordinanza della Suprema Corte…

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