Category : Il Sole 24 ORE

Nuovo patent box per beni complementari

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

 

Alcune risposte dell’agenzia delle Entrate fornite durante Telefisco riguardano il tema del nuovo patent box

applicabile dal 2021. Analizziamo in particolare i chiarimenti che sono stati forniti sulla sovrapposizione tra vecchie e nuove regole in relazione a due aspetti specifici: l’impiego a partire dal 2021 di beni complementari ad intangible agevolati con il vecchio regime e il meccanismo di recapture delle perdite.

 

Nuovo patent box

Il primo chiarimento prende in considerazione le modalità di applicazione dell’agevolazione a beni che presentano legami con altre immobilizzazioni già agevolate con il precedente regime. Più specificamente, si tratta del caso di beni, acquisiti dal 2021, che però sono complementari a beni per i quali è in corso di validità l’opzione per il vecchio patent box (ad esempio, nell’ipotesi più “lunga”, per il quinquennio 2020-2021).

 

Le perdite fiscali

Le Entrate confermano che il nuovo patent box non accoglie nessuna delle regole precedenti, e segnatamente quella sul recapture delle perdite (ovvero la possibilità di traslare in avanti le perdite generate da un singolo bene in compensazione con i futuri risultati positivi ad esso attribuibili).

 

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Contratti complessi, necessaria l’attestazione di collaudo

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

L’agenzia delle Entrate, con le risposte ad alcuni interpelli, ha affrontato il tema della competenza temporale degli investimenti in beni strumentali nel caso dei cosiddetti investimenti “complessi”, caratterizzati sia dalla presenza di contratti con particolari clausole di accettazione sia nell’ipotesi acquisizioni di beni e servizi da differenti fornitori. Di seguito evidenziamo, in sintesi, gli elementi da tenere in considerazione per trovare la soluzione ai casi concreti che si possono presentare.

Nel caso di contratti complessi non è sufficiente la consegna del bene mobile, in quanto è previsto l’indispensabile svolgimento di ulteriori attività. La risposta a interpello 723/2021 delle Entrate ha precisato che occorre l’emissione di un certificato di accettazione in grado di attestare il collaudo finale affinché si concretizzi il requisito della certezza. Soltanto in questo modo l’esistenza del costo del bene è «certa»

In presenza di una serie di atti di investimento realizzati attraverso diverse e autonome acquisizioni di beni e servizi effettuate presso differenti fornitori, la risposta a interpello 712/2021 delle Entrate ha ritenuto che i costi sostenuti per la realizzazione dell’impianto vadano ripartiti tra i diversi periodi d’imposta agevolabili (e assoggettati alla disciplina vigente pro tempore), facendo riferimento all’acquisto di ciascun bene e di ciascun servizio a esso correlato nel caso sia qualificabile come «onere accessorio», in base alle regole generali della competenza

 

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Tre percorsi possibili per le imprese nel passaggio al nuovo patent box

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

La maggiorazione del 110% si applicherà a partire dal periodo d’imposta 2021.
Ci sono casi in cui restano in vigore le vecchie norme o si seguono le transitorie.

La versione definitiva del nuovo patent box si applicherà solo a partire dal periodo d’imposta 2021: da quest’anno in poi, infatti, la deduzione maggiorata del 110% dei costi sostenuti per la ricerca e lo sviluppo prenderà il posto della precedente misura di detassazione di una quota del reddito imponibile.

Ci sono però diversi aspetti per i quali rimangono in vita le norme precedenti, oppure per i quali si applicano norme di carattere sostanzialmente transitorio contenute nell’articolo 6 del Dl 146/2021. Vediamo quali sono le diverse situazioni che si possono verificare:

  • Imprese che hanno già concluso un ruling
  • Imprese che hanno solo presentato l’istanza
  • Imprese che non hanno mai adottato il patent box

È inoltre da considerare un interpello di fine 2021 che muta le regole e penalizza chi ha chiuso tardi i ruling.Tra la presentazione dell’istanza di ruling e la sottoscrizione dell’accordo passa un considerevole arco di tempo: ad esempio, ci sono imprese che nel 2021 (prima del termine per inviare la dichiarazione dei redditi 2020) hanno chiuso accordi che partono dall’anno 2018.

 

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patent box

Nel Patent box chance di ripresa dal 2013 dei costi per la ricerca

Autore: Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

Le nuove regole del patent box si applicano a partire dal periodo di imposta 2021, non solo per il nuovo regime di deduzione maggiorata dei costi di ricerca e sviluppo, ma anche – come confermato dalle risposte a Telefisco dell’agenzia delle Entrate – per la nuova possibilità di recapture dei costi sostenuti negli otto periodi di imposta precedenti per la realizzazione di immobilizzazioni immateriali agevolate.

Ricordiamo preliminarmente che la legge 234/2021 ha introdotto la nuova regola nell’articolo 6, comma 10-bis, del Dl 146/2021. La norma prevede che «qualora in uno o più periodi di imposta le spese…siano sostenute in vista della creazione di una o più immobilizzazioni immateriali rientranti tra quelle di cui al comma 3, il contribuente può usufruire della maggiorazione del 110% di dette spese a decorrere dal periodo di imposta in cui l’immobilizzazione immateriale ottiene un titolo di privativa industriale. La maggiorazione del 110% non può essere applicata alle spese sostenute prima dell’ottavo periodo di imposta antecedente a quello nel quale l’immobilizzazione immateriale ottiene un titolo di privativa industriale».

 

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Patent box e Investimenti in Ricerca e Sviluppo

Patent box, ora bastano i documenti sui costi.

Autori: Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

La nuova versione del patent box mantiene la protezione dalle sanzioni (comma 6 dell’articolo 6 del Dl 146/21) a patto che il contribuente predisponga l’idonea documentazione prevista da un provvedimento del direttore delle Entrate e che la consegni in caso di accessi, ispezioni, verifiche o altra attività istruttoria.

 

Investimenti da ripensare guardando (anche) al fisco.

Autori: Primo Ceppellini
Testata: Il Sole 24 Ore

La legge di Bilancio 2022 ha prorogato con modifiche le norme riguardanti i crediti d’imposta utilizzabili dalle imprese a fronte di investimenti in beni materiali e immateriali, nonché quelli per l’attività di ricerca e sviluppo (R&S). Nella sostanza il legislatore non è intervenuto sulla struttura delle agevolazioni ma ha ridefinito le scadenze e le misure dei benefici.

 

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La riforma fiscale può limitare i controlli su aspetti burocratici

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

 

Va stabilito che le nuove interpretazioni restrittive valgono solo per il futuro.

 

La progressiva trasformazione degli incentivi fiscali da detassazione del reddito a credito di imposta pone questioni che anche la riforma fiscale potrebbe affrontare. Ci sono infatti problemi di certezza nell’applicazione delle norme e di rischio fiscale per gli operatori, come la vicenda del credito per ricerca e sviluppo (R&S) nel caso del software dimostra. Purtroppo, ogni volta che vengono pensate nuove agevolazioni si sviluppano le stesse fasi:

  • si varano norme che spesso sono molto scarne nei contenuti;
  • si cerca di delinearne l’applicazione con interpretazioni che in molti casi arrivano a distanza di tempo e a benefici già ottenuti;
  • nella prassi si verificano comportamenti corretti (la grande maggioranza) e casi di uso distorto dei benefici concessi (fino alle frodi);
  • i controlli dell’Agenzia diventano via via più restrittivi per colpire gli utilizzi indebiti;
  • vengono introdotte sanzioni eccessive, pur di creare un effetto deterrente, che però colpiscono anche operazioni già effettuate da contribuenti onesti in buona fede.

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Obiettivo Fisco semplice – tre punti su cui la delega può imprimere la svolta

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

Razionalizzare, semplificare e rendere più efficiente il sistema fiscale, ridurre la tassazione sulle componenti produttive, mantenere la progressività e ridurre l’evasione: sono queste le linee guida del Ddl sulla riforma fiscale varato dal Consiglio dei ministri del 5 ottobre.

Sono obiettivi assolutamente condivisibili, in linea con le indicazioni ricevute dalle commissioni parlamentari. Bisogna però notare che sono gli stessi obiettivi che ogni tentativo di riforma degli ultimi decenni si è posto, quasi sempre con miseri risultati.

La delega fiscale va riempita di contenuti, prima dal Parlamento e poi dai decreti legislativi delegati: è sul coraggio e sulla forza innovativa di questi contenuti che si gioca la partita della riforma, perché il rischio è incappare nell’ennesima revisione di piccoli aspetti (aliquote, scaglioni, coefficienti di deduzione o ammortamento) lasciando inalterate le (perverse) logiche di fondo del sistema attuale.

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Addizionale Ires da manovrare con cautela

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

In tema di riforma fiscale, l’aspetto su cui si è verificata la maggiore convergenza tra le varie forze politiche è senza dubbio la soppressione dell’Irap. Si tratta, come evidenziato dalla relazione congiunta delle commissioni parlamentari, di riassorbire il gettito Irap in quello dei tributi esistenti.

Per raggiungere questo obiettivo l’ipotesi operativa più facile da attuare è la trasformazione dell’Irap in una sovrimposta Ires o Irpef.

Tuttavia, anche una soluzione così apparentemente semplice genera alcune criticità di fondo, soprattutto in tema di soggetti obbligati e di determinazione della base imponibile.

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Poche norme che servono davvero al fisco d’impresa

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

Nel dibattito pubblico sulla riforma fiscale il grande assente è il reddito di impresa. Si discute di aliquote Irpef, detrazioni, flat tax, persino di imposte di successione, ma spesso si dimentica che urge una revisione delle modalità di tassazione dei redditi prodotti dal cuore del sistema produttivo. Il sistema impresa ha bisogno di modifiche normative e semplificazioni per rendere accettabile il carico tributario e la gestione della burocrazia fiscale. Gli interventi necessari possono essere raggruppati in tre filoni principali.

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Per la crescita pesano i vincoli sui soci e sui diritti di voto

Autori: Primo Ceppellini e Roberto Lugano
Testata: Il Sole 24 Ore

La situazione giuridica delle società tra professionisti è l’ennesima dimostrazione di come norme e giurisprudenza siano spesso scollegate dalla realtà: da un lato aumenta l’interesse verso questo strumento giuridico innovativo, dall’altro vincoli normativi eccessivi e incertezze applicative ne impediscono un vero e proprio decollo.

In campo fiscale, non ci sono solo i dubbi generati dalla recente sentenza della Cassazione. Ci sono anche problemi nell’affrontare il passaggio dagli studi individuali o dagli studi associati alla Stp e viceversa. La trasformazione dello studio associato o il “conferimento” dello studio singolo sono operazioni in chiaroscuro che presentano criticità fiscali, con il rischio di essere qualificate come atti realizzativi che generano materia imponibile, così come il passaggio da Stp a studio associato può generare plusvalenze da destinazione a finalità estranee al regime d’impresa.

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